Meno tasse, più libertà
Un manifesto impeccabile quello del Centre for Policy Studies proposto dal Foglio ai Conservatori temerari italiani ed europei. In definitiva molti degli elementi presenti nel paper sono ripetuti a ogni incontro di liberali, a ogni tappa dei Tea Party, in numerosi articoli e pubblicazioni. Il TeaParty italiano non nasce proprio per questo? Per aggregare consenso su temi apparentemente impopolari: meno stato, più individuo. di Saba Zecchi - Tea Party Italia
14 AGO 20

Abbiamo chiesto ad alcuni blogger di area liberale e/o di centrodestra di leggere il manifesto per una nuova destra pubblicato ieri dal Foglio, e di commentarlo alla luce dell'annuncio del ritorno di Silvio Berlusconi come candidato premier nel 2013.
Un manifesto impeccabile quello del Centre for Policy Studies proposto dal Foglio ai Conservatori temerari italiani ed europei.
In definitiva molti degli elementi presenti nel paper sono ripetuti a ogni incontro di liberali, a ogni tappa dei Tea Party, in numerosi articoli e pubblicazioni. Il TeaParty italiano non nasce proprio per questo? Per aggregare consenso su temi apparentemente impopolari: meno stato, più individuo. Meno tutele, più libertà. Rilanceremo volentieri il manifesto nella nostra piattaforma e continueremo a ribadire questi concetti finchè ce ne sarà bisogno, invitando tutti a fare altrettanto con i canali che hanno a disposizione. Quello che manca alla (nuova) destra è messo in luce benissimo nel manifesto: una leva morale, senza la quale è impossibile chiedere un cambiamento alle persone; una chiara comunicazione di cosa sia il capitalismo, che può e deve servire tutti; la fiducia nell'individuo come principale argine a collettivismo e corporativismo. Va anche chiarito una volta per tutte che in questa nuova destra non c'è nessuno spazio per chi la pensa diversamente, e il problema è serio visto che gli statalisti sono disseminati in ogni schieramento politico. Non solo Berlusconi, ma chiunque volesse davvero guidare una coalizione di centrodestra oggi, dovrebbe riuscire a fare una radicale pulizia interna, sulla base dei contenuti esposti nel manifesto. Onestamente non se ne vedono i presupposti, altrimenti Berlusconi avrebbe sfruttato meglio questi mesi del Governo Monti.
In definitiva molti degli elementi presenti nel paper sono ripetuti a ogni incontro di liberali, a ogni tappa dei Tea Party, in numerosi articoli e pubblicazioni. Il TeaParty italiano non nasce proprio per questo? Per aggregare consenso su temi apparentemente impopolari: meno stato, più individuo. Meno tutele, più libertà. Rilanceremo volentieri il manifesto nella nostra piattaforma e continueremo a ribadire questi concetti finchè ce ne sarà bisogno, invitando tutti a fare altrettanto con i canali che hanno a disposizione. Quello che manca alla (nuova) destra è messo in luce benissimo nel manifesto: una leva morale, senza la quale è impossibile chiedere un cambiamento alle persone; una chiara comunicazione di cosa sia il capitalismo, che può e deve servire tutti; la fiducia nell'individuo come principale argine a collettivismo e corporativismo. Va anche chiarito una volta per tutte che in questa nuova destra non c'è nessuno spazio per chi la pensa diversamente, e il problema è serio visto che gli statalisti sono disseminati in ogni schieramento politico. Non solo Berlusconi, ma chiunque volesse davvero guidare una coalizione di centrodestra oggi, dovrebbe riuscire a fare una radicale pulizia interna, sulla base dei contenuti esposti nel manifesto. Onestamente non se ne vedono i presupposti, altrimenti Berlusconi avrebbe sfruttato meglio questi mesi del Governo Monti.
Il miglior contributo che potrebbe dare il Cavaliere è di ristabilre chiarezza su chi è promotore del mercato e chi invece ostacola la libera iniziativa, chi produce e chi realmente fa da parassita (purtroppo però, per fare solo un esempio, lo spot-propaganda sull'evasore parassita, non è un'invenzione di Monti, ha iniziato a circolare proprio sotto il Governo Berlusconi). E per dare un contributo utile alla Nazione, non è necessario riproporsi come eterno leader del centro destra: riproporrebbe lo stesso schema che è alla base dell'attuale disastro, ovvero aggregare solo sul carisma senza impegnarsi realmente a costruire un'opinione pubblica e una classe dirigente che lo seguano, e che lo facciano sulla base delle idee e non delle emozioni del momento. Lo spirito del '94 c'è ancora, ma lo hanno ereditato e riadattato altri. Riconoscerlo da parte del Cavaliere sarebbe già un punto di partenza credibile.
di Saba Zecchi - Tea Party Italia